Correva l’anno 1946 ed una persona percorreva le campagne partenopee alla ricerca del mitico molosso. Lo trovò infine e lo chiamò Guaglione. Questa persona era Piero Scanziani. Scriveva : “Si Chiamava Guaglione. V'erano otto cani da presa in quella prima mostra partenopea. Alcuni grigi come Bufariello e Zingarella; alcuni neri come Leone e Catarì; Moschella era serpata; solo Guaglione blu, possente e redivivo. Lo riconobbi all'istante: era uno dei cento che Paolo Emilio il Macedonico aveva portato in Roma al suo trionfo. Era il gran cane d'Epiro, figlio degli assiri, nipote dei tibetani, era il Molossus. Guaglione, dall'alto dei suoi secoli, mi fissava imperturbabile, occhi non ostili e non gentili, sguardo che non dà e non chiede: rimira. Rimirava Arno, tenuto al mio guinzaglio. Arretrai ricordando D'Annunzio: molosso pronto ad azzannar senza latrato. I giudici e i competenti venuti a Napoli dal nord beffeggiavano gli otto cani da presa. Li consideravano senza razza, uno alto e l'altro basso (dicevano), questo di tipo alano e quello bordolese, non uniformi neppure nel colore, disparati, simili solo nel linfatismo, nel rachitismo, nella bastardìa, cani incatenati al pagliaio e inetti perfino al camminare, bestiacce (dicevano) che solo l'inventiva napoletana poteva riunire sotto l'etichetta di mastini.
Invano mostravo loro Guaglione, parlavo del molosso antico. Ridacchiavano di me e della mia enfasi. Il più autorevole decretò: "Manca la razza e addirittura manca il cane". La frase parve vietare ogni rinascita. Tuttavia avevo imparato che la vita è imprevedibile e fervida, fuori dalle nostre logiche. Ride dei no Umani, ride dei sì. La vita talvolta si china a raccogliere proprio chi pareva reietto e ne fa un sovrano. Guaglione divenne patriarca.” tratto da  "Il Cane Utile", di Piero Scanziani, Elvetica Edizioni. Vi chiederete, cosa centra Scanziani con il Cane Corso ? Centra, centra in quanto la distinzione tra Mastino Napoletano e Cane Corso l’abbiamo fatta noi uomini nell’ultimo mezzo secolo, mentre prima esisteva solo il Can’Corz o Can’e'presa, a seconda del dialetto usato.

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Guaglione Primo, capostipite dell'allevamento "di Villanova" di Scanziani

Foto tratta dall’E
xpo di Roma del 19 e 20 Maggio 1956 località Villa borghese, a cui parteciparono anche i mastini immortalati in foto, tra cui alcuni evidenziati con colorazioni “particolari” ad oggi non accettate.


Il Cane da Presa, Mastino o Corso che fosse, era l’ausiliario dei massari, dei carrettieri, dei caprai, dei porcai, dei macellai, dei venditori ambulanti, dei cacciatori, dei proprietari terrieri, finanche dei malavitosi e dei briganti così come dei poliziotti e delle guardie campestri. Era il cane a cui tutto si poteva chiedere perchè tutto poteva svolgere. Poi arrivarono gli Inglesi con le loro regole ed i loro Kennel Club e duemila anni di storia e tradizione cinofila italiana vennero buttati a mare in nome dell’esterofilia. Il Molosso Romano, che accompagnava le Coorti e le Legioni romane in battaglia, che combatteva nelle arene, che difendeva le proprietà dei ricchi patrizi romani (in modo tanto efficace che a volte bastava mettere in giardino la statua raffigurante un cane per allontanare i malintenzionati ...), tutto venne sacrificato alle idee anglosassoni dell'Era Vittoriana. La strepitosa selezione effettuata in duemila anni di storia, che ancora oggi ci rende orgogliosi proprietari delle razze di cani migliori e più efficaci del mondo (tutti i nostri cani da caccia, l’Abruzzese e il Maremmano per la difesa degli armenti, il Mastino ed il Corso prevalentemente per la guardia alla proprietà, il Lagotto per la ricerca dei tartufi e molto altro ancora), tutto doveva essere uniformato, catalogato, piegato al gusto estetico ed alle mode del momento. E’ passato più di mezzo secolo e solo adesso iniziamo ad imparare dagli errori fatti; anche quì però ci sono voluti interventi dall’estero per scuotere le coscienze nazionali. Il nostro Abruzzese spopola in America ed Australia come unica razza capace di proteggere gli animali da reddito dai predatori naturali. I nostri cani da caccia, più all’estero, purtroppo, che in Italia, dimostrano le loro capacità. Mastino e Corso vengono definiti in America ed in Australia “best security dogs” e “best family dogs”, cioè i migliori cani da famiglia e da sicurezza (personale e alla proprietà) in assoluto; purtroppo per ovviare ad alcune patologie introdotte nei cani selezionati solo per le Expo, molti in questi paesi incrociano con altre razze (primo tra tutti il Pitbull) per ridare salute e vigore, creando i Bandog. Perchè pensano di dover ridare vigore ? Perchè la logica delle Expo ha portato questi due tipi della stessa razza di molosso (ebbene qui lo affermo, sono parenti stretti!) ad essere le caricature di se stessi.

Il Mastino Napoletano è stato tanto appesantito di pelle in eccesso da non riuscire quasi a vedere dove va, da non riuscire ad accoppiarsi e partorire in modo naturale (anche se qualcosa anche in ambito mastinaro si sta muovendo verso un “ritorno al passato”).Il Cane Corso, per contro, pagando anche lo scotto dello standard redatto negli anni ’80 che recitava “In nessuna ragione il Cane Corso deve ricordare il Mastino Napoletano” venne ridotto in taglia e dimensioni e ne venne deciso “a tavolino” il prognatismo come caratteristica peculiare della razza.
Tutto in nome dell’estetica  e degli interessi economici, perchè se un cane è famoso allora vale e valgono i suoi cuccioli, che si vendono per buon profitto dell’allevatore, così come si vendono le monte, e poco importa se alla generazione successiva tutti i cani saranno in qualche modo tra loro imparentati e si andrà incontro a consanguineità. Adesso però qualcosa sta iniziando a cambiare, e per assurdo il cambiamento è cominciato dal basso, dai privati, dagli appassionati, dai piccoli allevatori amatoriali, dagli stessi massari che per decenni hanno selezionato cani in base solo alle caratteristiche funzionali e caratteriali, rispondenti alle necessità inderogabili legate all’ambiente ed al duro lavoro quotidiano. Si sta ritornando al passato, al cane da masseria. Si sta ritornando sulla linea di pensiero tracciata, in passato come oggi, da studiosi come il dott. Flavio Bruno e il dott. Paolo Breber, che parteciparono al riconoscimento ufficiale della razza Cane Corso, si sta ritornando al Cane Corso funzionale, a contraddizione di coloro che affermano che il Corso era quasi estinto ed il recupero venne effettuato sui pochi soggetti disponibili. La verità è che si opero per scelta su pochi soggetti, incrociando in strettissima consanguineità, operando con tempistiche ristrettissime dettate da questioni politiche, cioè il riconoscimento veloce della razza da parte dell’ ENCI. La realtà era che il Cane Corso era molto diffuso al Sud, presso privati, in svariate regioni, prima di tutte la Puglia, ed ancora al giorno d’oggi si trovano soggetti rustici “incontaminati” frutto di decenni di selezione da parte di anonimi massari; questi soggetti non hanno pedigree e mai verranno riconosciuti ufficialmente; perderemo così sull’altare dei Kennel Club anche queste linee di sangue. Così come abbiamo già perso la variabilità genetica, sinonimo di salute all’interno di una razza, sacrificata ed immolata escludendo tutto ciò (colori e taglie) che a tavolino si decise non essere degno di rappresentare il Cane Corso. Un altro altare sacrificale è stato quello legato al problema displasia ma di quello parleremo nella pagina Salute. Concludo questo monologo (spero interessante) presentando la tipologia di cane che noi ricerchiamo : il cane da masseria, cioè il Cane Corso, proveniente da linee di sangue “da lavoro” (non quello in campo di addestramento ... pur rispettandolo in quanto tale) avente geneticamente predisposizione alla guardia ed alla difesa della proprietà (nonchè della famiglia, di cui dovrà essere membro a pieno titolo!), in grado di convivere, crescendoci assieme. con altri cani, gatti, galline e quant’altro possiate possedere, in grado di adattarsi alle diverse situazioni che gli si presenteranno di fronte nel tempo, in grado di pensare e reagire in base alla gravità delle situazioni essendo, come lo definiscono al Sud, un cane con “scienza e coscienza”.
Sicuramente il Cane Corso non è un cane per tutti.
Sicuramente il Cane Corso è un cane speciale, di cui, una volta conosciuto, non potrete più fare a meno.
Chiamatelo Canis Pugnax, Molosso Romano, Molosso Italiano, Can’e’presa, Can’Corz, Cane Corso, chiamatelo come volete, ma non dimenticate mai che nel suo sangue scorrono due millenni di storia italica prima ed italiana poi, alla faccia di chi dichiara che si tratta di una “razza nuova” riscoperta e reinventata per salvarla dall’estinzione. Ancora oggi al Sud si trovano intere linee di sangue rustiche, incontaminate, che vengono abbandonate a se stesse perchè ormai così diverse dai “nuovi” cani che solcano le passerelle delle expò.
Delle foto di cani presenti in questa pagina (Basir e Nikla), progenitori della razza (a detta di SACC ed ENCI) vedete qualcosa nei cani che ad oggi vengono indicati come tipici rappresentanti della razza, come modelli da copiare ?

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Basir, nato nel 1980 da Dauno x Tipsi, fratello di Alkè, Alioth 2°, Babak, Bulan, Bezerillo, venne utilizzato da Morsiani come modello per stilare le prime bozze dello standard presentato all’ENCI.

Nikla, indicata dal Dott. Morsiani come il più tipico esemplare di Cane Corso.  

Se la risposta è “si” vi invitiamo a misurare le proporzioni, i rapporti cranio-muso (che dovrebbero essere due terzi / un terzo) dei cani alle esposizioni; successivamente vi invitiamo a verificare il tipo di chiusura dentale che gli stessi soggetti presentano; per ultimo (ma è la parte più difficile) verificarne carattere e predisposizioni.
Se la risposta è “no” vi invitiamo a verificare su Web (ci sono migliaia i siti!) la storia del Cane Corso, i primi soggetti selezionati dalle cucciolate di Dauno x Tipsi, soggetti su cui i fratelli Malavasi lavorarono in strettissima consanguineità, per fissare quello che  identificarono come il “tipo” ideale. Tutto è registrato e documentato. Un bellissimo filmato, che si intitola “Cane Corso : da Rustico a Doc”, è il primo filmato ufficiale SACC e spiega passo per passo tutto ciò che venne messo in pratica per ottenere il riconoscimento di razza da parte dell’ENCI; presenta inoltre un’interessantissima carrellata di soggetti rustici dell’epoca (anni ’80) in parte intervenuti al primo raduno di Foggia ed in parte filmati presso i loro proprietari, nello svolgimento delle loro mansioni quotidiane. Nel filmato si vedono molti soggetti con colorazioni ad oggi non più accettate. Erano, all’epoca, tutti soggetti selezionati per carattere, utilità e funzionalità.
Guardando il filmato sorgono spontanee alcune domande. Se la presenza di Cani Corso sul territorio pugliese (il Corso era ed è presente anche in altre regioni, ma per ora limitiamoci alla Puglia) non era poi così limitata (se pur in parte eterogenea), come mai si è deciso di selezionare partendo da pochissimi soggetti, utilizzando strettissime consanguineità che mai allevatore zootecnico userebbe con tanta leggerezza. Come mai si è deciso di eliminare dalla riproduzione un numero cospicuo di colorazioni “storicamente accertate”, ma mai inserite in standard. Perchè si è deciso di penalizzare il Corso imponendo (o meglio “preferendo”) una chiusura tendente al prognatismo. Perchè si è deciso di penalizzare i soggetti con occhi chiari preferendo soggetti con occhi più scuri. Tutto ciò ha portato solo ad un impoverimento genetico della razza, togliendo assurdamente la giusta variabilità genetica necessaria ed indispensabile per garantire salute genetica e vigore riproduttivo.
Le persone non imparano mai dagli errori commessi. I club di razza di Pastore Tedesco e Boxer (razze più giovani, ma riconosciute ufficialmente da più tempo) hanno fatto e stanno facendo sforzi enormi per correggere errori selettivi e scelte sbagliate perpetuate negli anni. Invece di apprezzare il loro lavoro e seguire l’esempio per evitare errori macroscopici  per il Cane Corso si persevera lungo selezioni sbagliate, inseguendo la moda, l’effimero, il “bello”, il risultato facile “ora e subito” a discapito della salute della razza, della sua storia, della razza Cane Corso stessa.


Questa è una lettera del 1990, da Casolino a Morsiani (vi dicono nulla questi nomi?)

Bologna, 30.03.1990
Caro Dott. Morsiani, Flavio Bruno, con questo supplemento di ricerche, credo abbia completato per gran parte, la scheda riguardante l'impiego del Cane Corso nella storia della civiltà agro-pastorale del nostro meridione con qualche fuggevole pennellata sui costumi ed il folcklore di quelle popolazioni. Sarebbe quindi da aggiungere alle altre notizie che le ho spedito dopo la mostra di Foggia. Le informazioni provengono sempre dalla viva voce della nostra gente, da vecchi massari-agricoltori, da nobili ed antiche casate ove s'è trovata traccia in qualche archivio; da Vescovadi, Parrocchie e Conventi; da allevatori, macellai,carrettieri, guardie campestri, vigilanti, gabellieri, sbirri e malandrini. A proposito di queste due ultime categorie risulta che con decreto del 30 nov. 1750, Carlo III proibiva agli sbirri l'uso del Cane Corso per l'inseguimento dei ricercati per gravi reati. Soltanto una ventina di anni fa queste notizie ora raccolte con tanta fatica, superando qualche diffidenza e con pazienti interviste erano a portata di mano e facevano parte degli usi comuni del cane nelle nostre terre. Le rapide trasormazioni sociali ed economiche che si sono succedute quasi improvvise ed impreviste dopo l'ultima guerra le fanno sembrare lontane di secoli. Eppure vi sono ancora zone, poche invero, ove il tempo è quasi fermo e gli usi e i costumi, i processi del lavoro e delle attività continuano il loro tradizionale ritmo ed i Cani Corsi vengono impiegati per le stesse necessità, per le stesse esigenze, per le stesse "piacevolezze" dell'uomo. Può sembrare incredibile ! Resta, comunque, un fatto certo che, l'impiego prevalente del Cane Corso è sempre stato ed è ancora oggi quello della guardia e della difesa. Le stalle e l'allevamento moderno dei bovini hanno quasi del tutto abolito il pascolo e lo stato brado o semi-brado delle mandrie, ma la custodia è rimasta sempre necessaria, perchè l'abigeato si è trasformato e motorizzato ma è ancora esistente e nelle masserie della Puglia ancora oggi si dice che i capi di bestiame rubati non sono più recuperabili una volta oltrepassato S. Ferdinando di Puglia. Ecco che i Cani Corsi sono lì nei recinti, sulle porte degli stabulari vigili e agressivi, specialmente di notte, dopo una giornata di catena. La sorveglianza, la conduzione al pascolo e la transumanza restano quasi un ricordo. Non è quindi soltanto suggestiva l'etimologia del nome e senza ricorrere a radici provenzali l'accezione meridionale sta a dirci proprio l'idea di robusto, forte, atletico, aitante, deciso nell'azione. Del resto, è prianche un complimento per la persona con questi attributi che, spesso, per estensione, denotano anche superiori capacità amatorie. Personalmente sono convinto ed ho sempre sostenuto la tesi dell'etimologia latina come la più semplice e razionale: cohors, cors: scorta, protettore, guardiano, difensore. Esisterebbe anche una denominazione molto privata ed esclusiva che era dovuta ai Gesuiti ed ai Francescani per il Corso guardiano di conventi specialmente in Lucania ed in Campania meridionale (Irpinia): "DOGO DI PUGLIA" forse per distinguerlo, per le sue qualità di cacciatore oltre che di guardiano, dall'altro cane da presa di taglia più grande più conosciuto nelle zone della fascia vesuviana con questo appellativo. Il compianto Conte Bonatti mi fece leggere qualcosa su questo argomento frutto di sue ricerche in archivi napoletani. Avrebbe addirittura desiderato che la Razza fosse omologata con questo sottotitolo. Saremmo stati comunque al di fuori di ogni consolidata tradizione! Invero, una volta prima del 1948 la denominazione era unica sia per la taglia più pesante che per quella più leggera: Cane Corso. Nella zona vesuviana rappresentava una distinzione locale: Cane e' presa. Dopo il 1948 Scanziani docet ! Il tuo "redivivo" avrebbe voluto si chiamasse: MOLOSSO ITALIANO. Gli esperti decisero: Mastino Napoletano. Del resto lo stesso GUAGLIONE di Villanova patriarca dell'allevamento di Scanziani era un Cane Corso del tipo più pesante, molto asciutto e con lieve giogaia. Il tipo attuale del Mastino Napoletano mostra i caratteri d'una selezione esasperata, diversa dalle caratteristiche morfologiche originarie. Non vorrei essere condannato per eresia, nè mancare di rispetto alla storia d'una ormai affermata e gloriosa razza italiana anche se i fatti sono questi. Considero questo monologo una divertente, amena facezia. Ogni altra considerazione vaga nella supposizione storico-letteraria e forse biologica. La saluto con tanta affettuosa stima insieme ai suoi cari. Fernando CASOLINO.

Standard mastino ritaglio


L’immagine successiva ritrae un vecchio disegno che confronta le teste di un Dogue de Bordeaux (a sinistra) del Cane Corso e del Mastino Napoletano (al centro) e del Presa Canario (a destra)

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